Buon Natale

Buon Natale
Tommaso e Giacomo sui maialini, simbolo del nostro quartiere.

lunedì 8 ottobre 2018

L'apparecchio


Lo sapevamo già da più di tre anni e quest'estate è arrivato il momento: il prode Giacomino ha dovuto mettere l'apparecchio ai denti.
Purtroppo il nostro cucciolo è affetto da protrusione mandibolare. Detta così sembra una malattia gravissima, in realtà è semplicemente il cosiddetto “morso inverso”.

Anche Shrek aveva la protrusione mandibolare

Pur non essendo un problema di salute grave è, comunque, una situazione seria poiché, nel suo caso è un disturbo genetico ed ereditario e, per questo, difficile da correggere in quanto potrebbe sempre tornare.
Ovviamente il problema non è tanto di carattere estetico quanto funzionale, con possibili ripercussioni sulla masticazione, sul linguaggio e sulla postura.
Per questo è stato molto importante fare una diagnosi precoce e intervenire tempestivamente.
Non a caso una delle prime visite a cui sottoponemmo Giacomo, allora treenne fu dall'ortodontista (qui Kieferorthopaede).
Il dottore stabilì che era troppo piccolo e che avremmo dovuto aspettare fino ai sette anni e mezzo (quando avrebbe cambiato i denti).
Ora ci siamo e come regalo per l'ottavo compleanno Giacomo ha ricevuto un bellissimo apparecchio ai denti (anzi due) oltre ai normali regali di compleanno.
La cura, purtroppo, è un po' invasiva perchè consta, appunto di due apparecchi.
Il primo lo abbiamo già messo e deve essere allargato ogni sera, perchè il palato è sottosviluppato (retrusione mascellare) e deve tornare in tempi brevi a dimensioni normali per permettere ai denti un buon posizionamento, mentre il secondo, che è in pratica una maniglia, servirà a tirare in avanti il palato, lo terrà solo la notte e lo avremo tra 6/8 settimane circa.


Per ora Giacomo sta reagendo meglio del previsto e, dopo qualche scena iniziale durante le prove nello studio medico, si è abituato prestissimo alla situazione.
Certo la sua pronuncia (già fortemente tedesca) non ne ha tratto giovamento ed ora è ancora più buffo sentirlo parlare in italiano, ma pare che in tedesco non si noti la differenza (e questo la dice lunga sulla musicalità di questa lingua).
Il giorno che hanno messo l'apparecchio a Giacomo io ero più agitata di lui, avevo comprato due scatole di paracetamolo, perchè il dottore aveva detto che avrebbe potuto avere la febbre, tre confezioni di gelato, nel caso il mio bambino non avesse potuto mangiare e avevo allertato la maestra che forse Giacomo non avrebbe potuto andare a scuola per qualche giorno.
Inutile dire che il piccolo paziente ha avuto solo un po' di fastidio e con il suo apparecchio nuovo, tutto orgoglioso, è andato a fare taekwondo subito dopo (mentre la mamma si è consolata con il gelato).
L'intero trattamento durerà un anno/un anno e mezzo e costerà complessivamente un po' meno di 1450 euro.
Ovviamente io e il Peppe saremmo stati pronti a pagare l'intero importo e anche di più, perchè si sa che noi genitori vorremmo che i nostri figli non prendessero mai nemmeno l'influenza.
Il medico ci ha però spiegato, con molta pazienza, che nei casi come quello di Giacomo, ossia seri e non motivati solo da ragioni estetiche, la Krankenkasse paga 80% della parcella, che arriva trimestralmente, mentre noi anticipiamo il 20%. Scrivo anticipiamo perchè, a cura terminata, dopo che il medico avrà espresso parere positivo sul risultato (almeno momentaneo), la Krankenkasse ci restituirà anche quel 20%.

Questa vicenda mi ha fatto molto riflettere.
Io non sono una persona che si abbatte facilmente e sono consapevole del fatto che i problemi veri sono altri, tuttavia ho passato molti momenti di tensione e vi mentirei se vi dicessi che ogni tanto non mi preoccupo per questa storia (la mia conoscenza scientifica del problema lo dimostra).
Il fatto che l'assicurazione sanitaria paghi questo trattamento (e non solo, visto che anche tutte le medicine e persino gli occhiali sono gratis per i bambini) mi ha molto sollevata.
Non è soltanto una questione economica, anche se sono consapevole che per molte famiglie, soprattutto in Italia, questo non è un fatto secondario, ma è il significato che assume questo gesto. Anzitutto vuol dire che esiste un vero diritto alle cure, indipendentemente dalle possibilità economiche della famiglia e questo assume un valore ancora più forte quando si tratta di bambini.
Inoltre, a me personalmente ha fatto sentire di avere una protezione contro le avversità, come se qualcuno (lo stato in questo caso) mi dicesse: “Il vostro bambino ha un problema e noi vi sosteniamo, non vi lasciamo da soli, perchè vostro figlio è importante anche per noi”.
Lo so, sono una romantica ottimista, ma quando ho ricevuto la lettera della nostra assicurazione sanitaria che ci diceva che aveva accettato il preventivo e augurava a Giacomo “in bocca al lupo per la cura”, beh non sono riuscita a rimanere indifferente.
Ho già notato molte volte e molte volte ho scritto di questa attenzione da parte delle istituzioni nei confronti dei bambini e, anche se ogni tanto può sembrare un po' invasiva, è certamente una cosa positiva far sentire i cittadini protetti, da fiducia e aiuta a vivere meglio, anche le incognite del futuro.
Non fraintendetemi, la Germania è un paese molto lontano dall'essere perfetto e, per avere questo trattamento, si pagano delle signore tasse (non più alte di quelle in Italia comunque), ma almeno non ci si sente perennemente ignorati, quando non in conflitto aperto con “lo stato”.
Probabilmente molti tedeschi non saranno d'accordo con me, ma credo che sia tutta una questione di punti di vista.
Ditemi il vostro parere, se vi va, venitemi a trovare su FB, così potrete vedere le foto della rubrica “Germania capitale della moda” e Buona Vita a tutti, incognite del futuro comprese.


mercoledì 12 settembre 2018

Scuola e lavoro


Lunedì è cominciata la scuola in Italia. In Germania abbiamo già cominciato, più o meno da 15 giorni.
Innanzitutto tantissimi “in bocca al lupo” a tutti, ma, soprattutto ai genitori degli alunni di prima elementare: è dura vedere il proprio cucciolo affacciarsi sul mondo.

Che cosa pensereste se il primo giorno di scuola vostro figlio, che frequenta l'ottava classe (terza media in Italia) invece di portarvi la lista dei libri e del materiale scolastico vi consegnasse una lettera inviata dall'ufficio del lavoro che esordisce con: “Non vorreste che vostro figlio un giorno si guadagnasse da vivere da solo?”

E' quello che è successo a noi.
Dopo le vacanze il mio tedesco era un pochino arrugginito e ho dovuto leggere due volte, ma la frase non lascia spazio a dubbi di sorta.
La mia prima reazione è stata di incredulità e anche di leggero shock: Tommaso ha appena compiuto 13 anni, quindi per me è ancora un cucciolo, un cucciolo “adolescemo”, ma pur sempre un cucciolo. Ancora non riesco a guardarlo ed immaginarmi un “professionista”.

Del resto non si tratta di questo: la lettera ci presenta la possibilità di far fare a Tommaso una serie di colloqui e di test (quelli in Germania non possono mancare) con dei professionisti, in modo da poter usufruire di un orientamento professionale ad personam. 
Il tutto è strettamente confidenziale, né la scuola, né altri enti saranno informati dei risultati ed ha l'unico scopo di fornire agli allievi che decidono di accettare dei percorsi formativi in linea con i loro interessi e le loro capacità.
A tutti quelli che non danno il consenso verranno ugualmente presentati dei percorsi professionali, ma non specifici.
Già quest'anno, infatti, mentre i colleghi italiani si cimenteranno nelle prove INVALSI e negli esami di terza media, nelle scuole superiori tedesche (non dimenticate che noi non abbiamo le medie) verranno organizzate giornate, chiamate “giornata delle ragazze e dei ragazzi” in cui si faranno provare agli allievi diversi lavori.

Questo è solo il primo passo di un orientamento al lavoro molto scrupoloso: nel corso dei prossimi anni, tutti gli studenti, anche quelli del Gymnasium (cioè gli unici che alla fine delle superiori potranno accedere all'Università) passeranno alcune settimane a provare diversi lavori (anche all'estero se lo desiderano). Del resto tutti in 10 classe (o in 9 a seconda delle scuole) dovranno sottoporsi ad un esame che darà loro un diploma per accedere agli Ausbildung (corsi professionali). Per gli studenti delle Realschule e delle Hauptschule la scuola termina qui, mentre gli studenti del Gymnasium proseguono fino alla maturità (l'Abitur).
Per ulteriori info sul sistema scolastico tedesco vi rimando a questo chiarissimo post: 


Come se questo non bastasse, durante le superiori, tutti gli allievi, tramite la scuola stessa, vengono iscritti all'ufficio del lavoro (l'Arbeitsamt).
Vista in quest'ottica la lettera che abbiamo ricevuto rientra in una logica che a noi (che veniamo dall'Italia) è sfuggita completamente.

Orientare i ragazzi è, del resto, fondamentale per lo stato che, in questo modo, ha la possibilità di formare professionisti contenti e non dovrà in seguito formarli nuovamente (anche se questa è una possibilità sempre presente in Germania, anche perchè gli Ausbildung sono retribuiti).
La nostra reazione emotiva rispecchia la differenza tra due mentalità e due concezioni della scuola e del lavoro profondamente diverse tra loro.
Credo, ma questa è una mia impressione personale, che in Germania l'obiettivo della società e dei genitori in primis, sia quella di rendere autonomi e indipendenti i giovani. 
Questo l'ho riscontrato anche parlando con molte amiche tedesche che danno per scontate che verso i 18 anni i figli andranno a vivere da soli, sia che frequentino l'Università, sia che si trovino un lavoro, dopo aver frequentato l'Ausbildung.
I ragazzi che rimangono in casa sono davvero pochissimi e, solo se frequentano l'Università nella stessa città dei genitori, questo è, in qualche modo, tollerato.

Un ultima precisazione che farà da ponte per il prossimo post.
In Germania i libri non si pagano, perchè la scuola li da ai ragazzi in prestito d'uso, il diario lo regala la scuola e il materiale scolastico, in generale è molto economico (ma per sapere qualcosa di più sulle differenze tra scuola tedesca e scuola italiana vi rimando a due post vecchi, ma che rispecchiano ancora il mio pensiero:
"W la scuola" e Scuola 2.0

Fatemi sapere cosa ne pensate, o raccontatemi la vostra esperienza nei commenti, mi aiuterà a chiarirmi le idee e nel frattempo 

Buona Vita a tutti





martedì 4 settembre 2018

Lavoro e Burocrazia


Il ritorno dalle vacanze è sempre intenso, ma quest'anno, dal momento che abbiamo deciso che è arrivato il momento di iniziare la mia carriera lavorativa in Germania, ancora di più.
Naturalmente, questo processo necessita di lunga (lunghissima) trafila burocratica, ricca anche di incontri con incompetenti e crisi di nervi, tutto in salsa tedesca; il che, da un lato ti lascia sempre il dubbio che la colpa sia tua perchè non padroneggi bene la lingua, dall'altro ti lascia la frustrazione di non poterli insultare come vorresti, perchè non padroneggi bene la lingua e soprattutto vivi con l'ansia di esserti perso qualche informazione importante, perchè non padroneggi bene la lingua.

Fatte queste premesse, prima delle vacanze contatto il numero verde (il cui nome da solo basta a scatenare crisi di panico) dell' Arbeitsamt (l'ufficio del lavoro tedesco) per ottenere un appuntamento. 
Incontro un'impiegata gentilissima che mi spiega che devo prima fare l'iscrizione e che per fare l'iscrizione devo mandare il mio C.V e i documenti che attestino i miei studi. 
Mi dice che posso mandarli via mail e mi da anche l'indirizzo.

Al ritorno delle vacanze (ho bisogno dei miei tempi) invio tutto e ricevo una risposta automatica che assicura che in 5 giorni lavorativi otterrò una risposta, ma via posta perchè per una questione di protezione dati non possono mandarla via mail.

Oggi ricevo una mail, in cui mi scrivono che hanno provato a contattarmi (alle 8,15 il mio cellulare era ancora spento) e che mancano alcuni dati per completare l'iscrizione.

Telefono ed incontro l'impiegato che nessuno vorrebbe incontrare: maleducato, sbrigativo, supponente. 
Siccome capisce subito che sono straniera, mi parla anche in modo velocissimo, così capisco la metà di quello che mi dice: in sostanza, lui non può fare assolutamente nulla per me, non capisce perchè io abbia inviato il C.V via mail (me lo ha detto una sua collega), non capisce perchè io non sia andata direttamente all'ufficio competente (perchè devo prima fare l'iscrizione) e conclude dicendo che posso andare senza appuntamento ogni Giovedì e che la collega con cui ho parlato precedentemente non sapeva niente...
Dopo averlo salutato (e non mandato a stendere per i motivi sopracitati), mi prendo un momento per far sbollire rabbia e frustrazione, controllo il sito dell'Arbeitsamt non trovando nessuna conferma di quello che mi ha detto, ma in compenso molti giudizi negativi che confermano che molti impiegati (anche in Germania) non sanno fare il proprio lavoro. 
Mi consolo pensando che, alla fine, non è una questione di conoscenza linguistica, ma sono anche delusa e un po' perplessa (ma come i tedeschi tanto precisini)...
Alla fine decido di dare retta al mio italico istinto (non mi farò mica sconfiggere dalla burocrazia tedesca, io, che combatto da anni contro L'Inps) e faccio quello che qualsiasi italiano di buon senso farebbe: richiamo, sperando di trovare un impiegato migliore.
Per fortuna, il santo patrono della burocrazia mi miracola e trovo un'impiegata fantastica che trova la mia pratica, mi fa un interrogatorio di mezz'ora per completare i miei dati (dati che, peraltro erano tutti nei documenti che ho spedito) e alla fine, quando tenta di prendermi un appuntamento scopre che io avevo ne ho già uno (di cui non sapevo niente). Mi spiega ancora che riceverò invito (all'appuntamento), numero di iscrizione e altre informazioni (arrivato due giorni dopo per posta un plico di 15 pg).

Se tutta questa fatica, compresa la lettura del plico,  darà i suoi frutti, ve lo saprò dire tra 15 giorni.
Voi intanto pregate il santo protettore della burocrazia per farmi trovare un impiegato competente e, magari, pure simpatico.

Nel frattempo, ho scoperto che esistono due modi per iscriversi:
Si può andare direttamente alla sede dell'Arbeitsamt, compilare con l'addetto il questionario (e poi aspettare l'appuntamento e ritornarci) oppure, inviare il C.V. e quant'altro come ho fatto io.
La prima possibilità prevede, però, ore di coda (perchè non è su appuntamento) e ne usufruiscono soprattutto gli stranieri che non conoscono la lingua. 
Per questo motivo, quando un impiegato parla con qualcuno che conosce un po' di tedesco, preferisce suggerire l'invio del C.V. corredato da una lettera che spieghi il motivo per cui ci si vuole iscrivere.
Non ho trovato nulla circa la possibilità di farlo online, ma non lo escludo.
Tutta questa trafila, però, vi tocca solo se siete stranieri, per i tedeschi e per i ragazzi in età scolare è tutta un'altra (per'altro interessantissima) storia, che vi racconterò nel prossimo post, perchè mi ha molto colpito.

A tutti Buona Vita e, state lontano dalla burocrazia finchè potete.


lunedì 27 agosto 2018

Lessico familiare


Vi avviso subito: questo post non è adatto ai “nazigrammar”. 
Avete presente quelli che, se scrivete qual è con l'apostrofo, vi tolgono il saluto e che se sbagliate un congiuntivo si fanno prendere da un attacco d'ansia? 
Esattamente loro. 
Se corrispondete al profilo sopraindicato, saltate subito al prossimo post.

Devo ammettere che, prima di emigrare facevo anche io parte di quelli che si scandalizzavano davanti a un imperfetto usato al posto di un congiuntivo. 
Da quando sono qui, però, anche questo aspetto di me è cambiato, almeno un pochino.

Appena arrivati in Germania io e il Peppe avevamo le idee ben chiare riguardo al futuro linguistico della nostra famiglia:

1)Volevamo che i nostri figli diventassero bilingui (nel senso di padroneggiare entrambe lingue come la propria madrelingua).
2)Per noi, che non potevamo più cogliere tale opportunità, volevamo imparare il tedesco, continuando a mantenere la nostra lingua madre.

Le nostre preoccupazioni erano tutte volte alla nuova lingua e non ci aveva neanche sfiorato l'idea che, ad un certo punto, le nostre difficoltà sarebbero state doppie: non sapere bene il tedesco e, nello stesso tempo, dimenticare l'italiano.

Del resto che ci vuole a continuare a parlare la tua lingua e farla parlare ai tuoi figli?

Invece, 4 anni dopo...

Giuseppe le hai prese le Tasche (letto Tasce=Borse) per la spesa?”
Na klar (certo), ma dobbiamo andare al supermarket dopo il Termin dal Kinderarzt (appuntamento dal pediatra)?”.
Kinder (bambini) li avete finiti gli Hausaufgaben (compiti).
Giacomo: “Si mamma, ich bin fertig (ho finito)”
Tommaso: “io auch!”
...Giuseppe dall'altra parte della casa urla “Kein Deutsch (Nessun tedesco) in casa”.

O ancora, discussione recente con Giacomo:
Mamma le hai fatte le Einladungen per il mio compleanno?”
Sì tesoro, ma come si dice in italiano?”
...mhhh..., inviti?”
Sì, bravo, gli inviti.”
Mamma, ma se noi diamo gli inviti ai miei compagni tedeschi loro non capiscono, possiamo dargli le Einladungen?

Ecco a casa nostra parliamo il “krukkito”, con buona pace, non solo dei “nazigrammar” , ma delle grammatiche proprio!

Se anche voi state sperimentando lingue inedite, raccontatemelo nei commenti e, nel frattempo, Buona Vita a tutti, ma soprattutto ai “nazigrammar”.

martedì 7 agosto 2018

Traumi e Träume


Iniziamo con le scuse che, ormai, stanno diventando noiose, ma in questi due mesi ho seguito due corsi intensivi di tedesco che, con i relativi compiti, mi hanno tenuto impegnata per più di 9 ore al giorno.
Subito dopo siamo andati 15 giorni in vacanza in Francia , così ho potuto dimenticare tutto quello che avevo studiato e siamo tornati al punto di partenza.

Ma passiamo ai “traumi” che ci ha regalato la Germania. Come mi ha fatto notare un'amica recentemente “traumi” ha una curiosa assonanza con “ Träume” che vuol dire sogno. Questo paese ci ha donato entrambe le esperienze quindi il cerchio si chiude perfettamente.

Ora la mia classifica.

Al terzo posto, il sistema fiscale tedesco. Ne parlai già in un altro post ("krukkentasse") quindi qui farò solo un veloce accenno. Appena arrivati in Germania misero Giuseppe in una classe di contribuzione più alta, perchè non calcolarono che aveva una famiglia a carico.
Questo ci spaventò molto perchè pensammo di dover subire un'indagine fiscale senza fine e pensammo di dover presentare millanta milioni di documenti prima di riuscire a risolvere il malinteso.
Insomma, da italiani, ci eravamo già talmente rassegnati a dover pagare in più per tutta la vita che eravamo riluttanti persino a cominciare questa pratica.
Un giorno, però, capitammo all'ufficio delle entrate per altri motivi e chiedemmo... Ci fecero compilare una paginetta A4 e, siccome non avevamo quasi nessun dato, l'impiegata ci aiutò, facendolo al posto nostro.
Dopo due settimane la posizione di Giuseppe fu rettificata e dopo un mese ricevemmo sul nostro conto il rimborso completo.
Da quel momento sono diventata una fan del fisco tedesco.
Credo, peraltro di essere l'unica, visto che i tedeschi lo odiano, ma loro non conoscono quello italiano ed io, a scanso di equivoci, mi tengo stretta la mia super commercialista italo-tedesca.

Il secondo ed il primo posto se li dividono equamente, per par condicio, i miei figli.

Eravamo in Germania da meno di 6 mesi quando ricevemmo una lettera proveniente dall'ufficio scolastico tedesco che riguardava Tommaso.
Come sempre, mi misi al computer per tradurla e man mano che traducevo mi veniva sempre più ansia, tra l'angoscia di aver capito bene e il dubbio di non averci capito nulla. Per molto tempo, infatti, (e ancora oggi qualche volta) mi è successo di capire tutto, ma tutto al contrario, perchè in tedesco basta che sfugga un particella di un verbo divisibile messo al fondo e il senso della frase può invertirsi completamente.
Dopo due ore, però, il senso era chiarissimo: l'ufficio scolastico di Bonn aveva aperto contro di noi un procedimento penale (penale!!) perchè Tommaso dopo 6 mesi e numerose sollecitazioni da parte loro (????) non risultava iscritto a scuola.
In realtà Tommaso aveva cominciato a frequentare la scuola una settimana dopo il nostro arrivo, ma mi venne ugualmente un attacco di panico condito da una crisi di nervi: immaginai frotte di assistenti sociali che facevano raid in casa nostra e, siccome non parlavamo bene tedesco ,ci portavano via i bambini.
Fu l'unica volta che pensai di ritornare il Italia, fuggendo nella notte per non perdere i miei figli...
Dramma allo stato puro, piangevo come una fontana...
Per fortuna nei momenti di disperazione ascolto il Peppe, che, per nulla preoccupato, mi suggerì di telefonare al numero dell'impiegata che seguiva la nostra pratica (e in quel momento scoprii che in Germania ogni pratica è affidata solo ad una persona, quindi si parla sempre con la stessa addetta).
Con il mio meraviglioso tedesco e una nota di isterismo che lo rendeva, se possibile, ancora peggiore chiamai.
L'impiegata addetta alla mia pratica era in ferie (vedi la fortuna), ma la sua collega, sentendomi in lacrime e sull'orlo di un collasso nervoso, mi ascoltò e cercò di calmarmi (perchè anche i tedeschi hanno un cuore). Alla fine, riuscii a dirgli che Tommaso frequentava la scuola da Gennaio e che avevamo anche una pagella. “Nessun problema allora”, mi disse, “inviateci copia della pagella e tutto si risolve”.
Io non riuscivo a credere che fosse così semplice e chiesi quattro volte ne dubbio di non aver capito. Per sicurezza lo inviai via mail, via posta e avrei voluto anche andare a consegnare una copia a mano per sicurezza, ma l'impiegata mi disse e era sufficiente così. Questo accadeva un mercoledì, venerdì la responsabile della nostra pratica ci inviò una mail informale, scrivendoci che, alla luce delle nuove prove fornite, per le quali ci ringraziava, la denuncia sarebbe stata archiviata e che avremmo ricevuto una lettera ufficiale per posta entro il mercoledì successivo (cosa che accadde puntualmente).
A quel punto ho ripreso a respirare.
Come dice mio marito, i disguidi capitano anche in Germania, ma qui, se non hai fatto niente, esiste davvero sempre una soluzione.

1 posizione ex-aequo: quando ho perso Giacomino treenne all'Ikea.
Eravamo a Bonn da circa un mese e dovevamo finire di comprare i mobili. Tommaso era a scuola e andammo con Giacomo all'Ikea. Non ci fu verso di metterlo nel carrello e quindi ce lo tenemmo per mano.
Nel reparto bagno, mi sono girata a guardare un cestino e 10 secondi dopo mio figlio di tre anni che non conosceva una parola di tedesco era scomparso.
Lo cercammo per 20 minuti senza riuscire a trovarlo, io temevo che fosse addirittura uscito dall'edifico.
Ad un certo punto pensai che, essendo spaventato, avrebbe pianto e io avrei potuto sentirlo, ma nessuno piangeva.
Ero così sconvolta che, ad un certo punto mi si avvicinò una ragazza per chiedermi se, per caso, stavo cercando un bambino...
Sì, sì ero proprio io la madre scellerata che si era perso il figlio all'Ikea.
Mi spiegò dove l'aveva visto, ma io ero troppo agitata e non ebbi la presenza di spirito di fami accompagnare (del resto manco lo avrei saputo dire) e non riuscii a trovarlo, quindi ci mandai Giuseppe, che, seguendo le mie indicazioni lo trovò subito.
Era tranquillo come un “puciu” con le addette alla vendita che stavano cercando di capire che lingua parlasse.
Del resto pare che sia di moda perdersi i figli all'Ikea, capita almeno un paio di volte al giorno... Quando li vidi tornare scoppiai in lacrime...
Il giorno dopo comprai un guinzaglio per cani e Giacomo girò con il guinzaglio attaccato ai pantaloni fino a 5 anni, quando ormai parlava tedesco.

Se morirò prima del tempo, saprete il motivo.

Per tutti quelli che mi scrivono che l'emigrazione è stata la scelta più facile e che siamo dei vigliacchi, per quanto rispetti la libertà di parole, vorrei che provaste prima di parlare.

Vorrei consolare, invece, tutti gli altri perchè non è che a tutti quelli che emigrano la Germania può regalare traumi così (ci vuole anche un po' di fortuna).
A tutti, però, la vita si complica, ma tenete duro, è solo per un certo periodo (quando finisce vi faccio sapere).

Se volete condividere i vostri traumi con me e non farmi sentire l'unica pazza in questa terra di fredda logica, scrivetemi nei commenti o su Fb.

Buona Vita e Buone Vacanze a tutti.

giovedì 21 giugno 2018

Inizi krukki


Mi è venuto in mente, leggendo qualche vostro commento, che non vi ho mai raccontato le nostre avventure iniziali qui in Germania, né come abbiamo vissuto quei primi mesi.

Sono passati quasi 4 anni da allora, ma il ricordo di quelle emozioni resta indelebile nella mia memoria, come tutti i traumi. In generale, ma questo lo sapete già, c'era la felicità di esserci riuniti, anche se io e Giuseppe abbiamo avuto bisogno di po' di tempo per riabituarci l'uno all'altra.
Dopo sei mesi passati a gestire da sola tutta la famiglia io mal sopportavo quella che sentivo come un' ingerenza negli “affari miei”, mentre lui ha dovuto riprendere confidenza con i ritmi di una famiglia, che non ti lascia riposare dopo lo stress del lavoro.
In quel momento, oltretutto, di stress al lavoro ne aveva parecchio, perchè un conto e frequentare il corso di tedesco, un conto è dover parlare tedesco per 8 ore al giorno con colleghi , superiori e parenti dei malati, che non possono rispettare sempre i tuoi tempi e che, spesso, giudicano le tue capacità lavorative dal livello delle tue conoscenze linguistiche.

La tensione, però, l'ansia e lo stress in generale non erano limitati all'ambiente lavorativo del Peppe: ogni cosa era per noi una novità, non solo non conoscevamo la lingua (chè già sarebbe bastato), ma non conoscevamo neppure il sistema.
Ci sembrava di camminare sulle uova, con il timore di fare errori irreparabili ad ogni passo.
Ovviamente di errori ne abbiamo fatti tantissimi, ma, fortunatamente nessuno irreparabile.
Io non avevo idea di cosa si aspettassero gli altri da me e questo mi metteva un'ansia terribile.
Per fortuna, Giuseppe, essendo qui da più tempo di me e non essendo una persona ansiosa, cercava di tranquillizzarmi e di spiegarmi che i tedeschi non erano poi così fiscali, Sfortunatamente per me, io non riuscivo a credergli e quindi mi agitavo anche per delle cavolate.

Un esempio per tutti. La maestra di Tommaso ci consegnò una lettera in cui ci davano varie informazioni e che concludeva con la richiesta di genitori che potessero andare ad aiutare i bimbi stranieri (tra cui il mio) a imparare il tedesco.
Io mi sentii chiamata in causa e in dovere di andare a scusarmi con l'insegnante, chiarendo (perchè pensavo che ce fosse bisogno) che il mio tedesco non mi permetteva di prendere parte all'iniziativa. Giuseppe cercò di spiegarmi che non era sicuramente indirizzato a noi quell'invito, ma io avevo paura che se non avessi risposto la maestra avrebbe pensato che non mi interessavo di mio figlio. Morale: ci misi un'ora e mezza a studiare le due frasi che avrei dovuto dire alla maestra, il giorno dopo gliele recitai, modello bambino con la poesia di Natale, lei mi guardò con un misto di stupore e compassione e mi rispose di non preoccuparmi, che no, l'invito era per i madrelingua tedeschi.
Ovviamente di queste figure e malintesi, come quando riempii la busta per il lancio delle caramelle a Carnevale con caramelle morbide non incartate e pezzi di carota (vi lascio immaginare il pastrocchio finale) ne feci moltissime, dettate più dall'ansia che dalla scarsità di mezzi linguistici.

Tremavo ogni volta che suonava il campanello, passavo le giornate (ancora oggi in verità) a tradurre le lettere che arrivavano e le telefonate erano un incubo.
Per mesi ci siamo recati dai medici per prendere gli appuntamenti perchè io non capivo gli orari e i giorni al telefono.

Per me poi, che padroneggiavo la mia lingua e ne conoscevo i segreti, non riuscire a comunicare era terribile, ma era la nostra quotidianità, tra inadeguatezza, rabbia, ma anche curiosità e ottimismo.
Sono state tre, però, le volte in cui, davvero, la mancanza di strumenti linguistici e il non conoscere il sistema ci ha veramente spaventato... Seguitemi nel prossimo post per conoscere “i traumi che mi ha regalato la Germania”.

Nel frattempo, Buoni inizi e Buona Vita a tutti

giovedì 31 maggio 2018

Gli esami non finiscono mai

"Ce la facciamo"
E' molto tempo che non scrivo, Maggio è stato un mese molto impegnativo, come, del resto, tutto questo 2018.

C'è un post, però, che mi è frullato in testa per tutto il mese: Maggio è, o meglio, è stato, il mese della festa dei lavoratori e della festa della mamma.
In entrambe le occasioni si sono spesi fiumi di inchiostro per discutere della difficile condizione dei lavoratori (per quei fortunati che il lavoro lo hanno) e, in particolare, delle donne che troppo spesso devono scegliere tra figli e lavoro.
Solitamente questa è una scelta irreversibile: le donne che decidono di lasciare il lavoro sono consapevoli del fatto che, difficilmente, riusciranno a rientrare nel sistema, almeno in Italia.

Oggi io voglio andare contro corrente, voglio lanciare un messaggio di speranza e raccontarvi storie di donne/mamme che sono riuscite a reinventarsi, perchè essere mamme non può essere una condanna all'ergastolo e non deve diventare l'unico aspetto che definisce una donna per sempre.
In Germania e, ho scoperto, anche in altri paesi, a parte l'aiuto che viene offerto alle famiglie con figli (come il doposcuola fino alle 16,30 e durante le vacanze), esiste un sistema di formazione continua che permette a tutti (non solo alle donne) di migliorare la propria posizione lavorativa, o di cambiarla.
Non è infrequente, dunque, vedere persone mature che decidono di tornare sui banchi di scuola.
Questo, come prevedibile, coinvolge anche molte mamme, che decidono di prendersi una pausa dal lavoro o di svolgere dei lavoretti (il minijob, di cui già vi ho parlato) per un periodo più o meno lungo e poi, quando i figli cominciano a crescere, vogliono tornare a lavorare.

Per esempio, la mia amica tedesca Ute (naturalmente tutti i nomi sono di fantasia) che, circa 13 anni fa, dopo aver scoperto di non poter avere figli, con il marito ha adottato una bimba. Per godersi a pieno il tempo con sua figlia ha deciso di lavorare come badante solo al mattino, ma quando Olivia ha cominciato il Gymnasium (a 10 anni) ha deciso che era arrivato il momento di pensare alla carriera.
A 52 anni Ute ha cominciato un Ausbildung per diventare direttrice di mensa ospedaliera ed oggi, non solo lavora, ma è molto ricercata.

Certo Ute non ha il problema della lingua, ma non è un problema insormontabile: anche la mia amica indiana Padmina, quando suo figlio ha incominciato il Gymnasium ha cominciato ad interessarsi della propria carriera e ora sta frequentando un corso di tedesco per poter accedere ad un Ausbildung per diventare maestra di asilo. Una volta concluso l'Ausbildung non avrà alcun problema a trovare lavoro.

Lo stesso dicasi di Lorena, italiana, mamma di due maschietti di 10 e 6 anni, venuta qui a seguito del marito e innamoratasi della Germania, che ora frequenta un corso di tedesco 8 ore al giorno per poter cominciare a settembre un Ausbildung come assistente alla poltrona. Nel suo caso, il lavoro lo ha già trovato, ora deve solo imparare a farlo.

La storia della mia amica Bianca, però, è quella che preferisco, perchè dimostra che se non ci si arrende alla fatica, ce la si può fare e che non è importante da dove si comincia, ma dove si può arrivare.
Emigrata qui per amore un anno dopo di noi, ha dovuto lasciare il suo lavoro di capo contabile di un'azienda in Ungheria. Bianca, mamma di un meraviglioso ragazzo di allora 15 anni, conosce bene 5 lingue, ma ahimè il suo tedesco era scarso.
Per questo motivo, nonostante tutte le sue competenze e la sua esperienza, l'unico lavoro che ha trovato (tre giorni dopo il suo arrivo) è stato come donna delle pulizie in un Hotel.
Non l'aveva mai fatto e per lei è stato come cadere dalle stelle alle stalle. A 47 anni anche fisicamente è stato per lei un shock (ha perso 10 kg in tre mesi), ma, nonostante la frustrazione e la rabbia, non si è arresa.
Per due anni, dopo il lavoro, ha frequentato il corso di tedesco con me. Certe volte non riusciva nemmeno a camminare, tanto le facevano male le gambe.
Studiava la sera e in tutti i momenti liberi, e ce l'ha fatta: ha migliorato il suo tedesco in tempi record, tanto da riuscire ad ottenere un posto in un corso di formazione per diventare contabile anche in Germania ed ora sta studiando per l'esame finale.

E poi ci sono io, che mi sono ispirata a tutte queste storie e che divisa tra il mio lavoretto da insegnante e la mia famiglia, studio tedesco da 4 anni ininterrottamente ed ora, finalmente, ho cominciato il corso C1, alla fine del quale potrò iscrivermi all'Università.
Non so ancora esattamente che cosa voglio fare da grande (sto valutando un paio di possibilità), ma la Germania mi ha insegnato che non sono vecchia e che posso ancora realizzare i miei sogni.

Tutto questo naturalmente ha un prezzo, un prezzo fatto di serate e fine settimana passati sui libri, di case incasinate e cene arrangiate, di frustrazione (qualche volta) e di fatica, tanta fatica, non solo nostra, ma anche dei nostri compagni, senza il sostegno dei quali tutto questo non sarebbe possibile.
Nonostante tutto, però, io sono grata alla Germania perchè mi ha dimostrato che in un paese dove l'unico limite sei tu, vivere è un'avventura meravigliosa.

Buona vita a tutti