Buon Natale

Buon Natale
Tommaso e Giacomo sui maialini, simbolo del nostro quartiere.

martedì 28 febbraio 2017

FASE 2

Ebbene sì, posso senza dubbio affermare di essere entrata nella fase due dell'integrazione. Vi ricordate che qualche tempo fa vi raccontai delle tre fasi dell'integrazione.

La fase 1 è: “amo tutto della Germania”. Non era proprio così, ma, certamente, bisogna ammettere che alcune cose in Germania funzionano proprio meglio. Inoltre, se abbiamo spostato “baracca e burattini” in un posto dalla lingua improbabile, bisogna essere un po' entusiasti per forza.
Ci sono voluti più di tre anni visto che sono un'ottimista di natura e tendo a vedere sempre gli aspetti positivi di ogni situazione, però
quando è troppo è troppo, così, complici gli avvenimenti degli ultimi tempi (a proposito vi posso dire che la mia cabina doccia fa acqua da tutte le parti e domani io e il Peppe proveremo a sistemarcela da soli, perchè è più facile che con l'idraulico) sono scivolata anche io nella

Fase 2: “Odio tutto della Germania”.

Più che odio, è che non sopporto i tedeschi , ma non tutti, solo quelli con cui ho a che fare ultimamente.

Ecco a voi il mio personale elenco di categorie di crucchi che proprio non sopporto:

Non sopporto i tedeschi che sono assolutamente convinti di avere ragione (e sono moltissimi) anche quando non ne capiscono niente. Qualche tempo fa ho incontrato una signora che voleva convincermi che mangiare la pasta non è “gesund” (salutare), mentre pane e burro (che la maggioranza dei tedeschi consuma tutti i giorni, più volte al giorno) è quanto di più salutare esista al mondo, con buona pace della dieta mediterranea.
Un professore di Tommaso si ostina ad affermare che “Lamborghini” si pronuncia “Lamborgini”. Che sia un nome italiano di casa automobilistica italiana, non pare avere per lui nessuna importanza.

Detesto i tedeschi talmente superficiali, soprattutto nel lavoro, da dover tornare almeno tre volte prima capire qual'è il problema. Se il problema va da loro, il risultato non cambia, devi tornarci almeno tre volte.

Non sopporto le mamme tedesche che vogliono dei bambini-robot.
In realtà, a parte il dispiacermi per i bambini, non me ne fregherebbe nulla ma proprio nulla se non volessero coinvolgere in questo loro progetto anche me, finendo per giudicarmi se non faccio suonare a mio figlio almeno uno/due strumenti musicali (di cui uno deve essere obbligatoriamente pianoforte) e non gli faccio fare due sport alla settimana.
Però non gli viene nemmeno in mente di passare un po' di tempo con i loro pargoli, giocarci, vedere un film spaparanzati sul divano, portarli ad un museo e visitarlo insieme a loro, o, perfino annoiarsi insieme. Preferiscono occuparli in mille modi pur di non passare del tempo con loro.

Odio i quei vecchietti tedeschi, che siccome non hanno più bambini intorno, mi raccontano quanto è bello che nel palazzo ci siano bambini, ma se poi i miei figli lasciano un po' di fango salendo le scale nasce il finimondo: me lo vengono a dire dicendo che non vogliono disturbarmi o irritarmi (che se non volevi disturbarmi non venivi a dirmelo per niente) e quando mi offro di pulire mi dicono che non è il caso, ma mentre scendo le scale per farlo mi ritrovo ad essere osservata da tutti i vicini (sono tutti anziani)... che mi danno pure indicazioni su come pulire. Ma trovarsi un bel cantiere come in Italia no?

Detesto i professionisti tedeschi che si vantano della loro abilità, mi chiedono fiducia, combinano disastri e poi mi dicono che era perchè il lavoro era difficile. Se fosse stato facile me lo sarei fatto da sola, ti pare??

Non sopporto i colleghi tedeschi di mio marito, ma solo quelli che quando ci conoscono e sanno che siamo italiani ci pregano di portargli qualche specialità italiana fatta in casa e quando gli facciamo avere una teglia di lasagne fatte a mano con il ragù che ha pippiato 8 ore, loro le mangiano accompagnandole con...pane e burro (vedi sopra).

Già che ci sono, completo l'opera dicendo che detesto, della Germania in generale, il fatto che non trovo le bietole, la difficoltà a trovare una buona pizza e no, in questa stagione non sopporto nemmeno il tempo.


Va bene, ora mi sono sfogata.

Lo so che prima o poi mi passerà, arriverà la primavera, qualche tedesco simpatico riuscirò anche a conoscerlo ed entrerò felicemente nella fase 3: ci sono cose (e persone) che amo della Germania e cose che odio, come in tutte le nazioni.

Prima o poi succederà, ma per ora....al grido di “Viva l'integrazione” raccontatemi anche voi che cosa non sopportate del posto in cui vivete, così non mi sento brontolona in solitudine.
Ps: ho cambiato il font, perchè molti si lamentavano del fatto che fosse difficoltoso leggerlo, soprattutto con il telefonino. Fatemi sapere se questo è di vostro gradimento.

venerdì 10 febbraio 2017

Professionisti.de

Oggi sfaterò uno di quei luoghi comuni che spessissimo sentiamo quando torniamo in Italia, cioè che

i tedeschi sono precisi, efficienti e affidabili”.



MA CHE? MA COME? MA QUANDO?

Le nostre ultime esperienze ci hanno definitivamente convinto che questa è una leggenda metropolitana, fatta circolare, probabilmente, dai tedeschi che vengono in vacanza in Italia e vogliono fare i fighi.

In Germania, in linea di massima, funziona il sistema e la burocrazia, ma per quanto riguarda il settore privato...è tutta un'altra storia

Per dovere di diplomazia, diremo che ci saranno certamente professionisti tedeschi di grande qualità, affidabili, precisi ed efficienti, ma se pensate di venire in Germania e trovarli tutti così e, magari, anche onesti, beh state prendendo una cantonata che potrebbe costarvi carissima.

Per onestà, vi dirò che abbiamo anche incontrato persone davvero brave nel loro lavoro come la nostra amatissima commercialista (di origine italiana) e il nostro medico di famiglia, ma più spesso abbiamo dovuto fare i conti con persone che davano l'impressione, o di non aver molta voglia di lavorare, o che non sapessero che cosa fare.
E se sui primi non si può dire nulla, credo che ai secondi, poverini, manchi il dono dell'improvvisazione e dell'utilizzo della creatività.
In uno Stato dove pure per fare la commessa devi frequentare un corso di due anni (almeno) ed avere il tuo bel certificato, i lavoratori quando si trovano davanti un caso non contemplato, vanno in crisi.

E' successo ieri, proprio dopo aver avuto prova che qualche volta le due categorie sopra citate possono convivere anche in un solo essere umano (un piastrellista che meriterebbe un post a parte) con il mio idraulico.

Abbiamo chiesto a lui se poteva montarci le porte della doccia perchè da Obi, dove le abbiamo comprate, il servizio di montaggio ci sarebbe costato quasi quanto le porte stesse. Del resto per venire a prendere le misure della doccia si sono presi 30 euro.
Nulla, comunque a confronto di una ditta specializzata che, solo per prendere le misure e farci una proposta di vendita chiedeva 130 euro.
Qui funziona così, i preventivi sono quasi sempre a pagamento e sono cari.
Del resto un operaio specializzato chiede 50 euro l'ora (conosco meccanici che ne prendono anche 80/100), 25 euro in nero.
Sì, sfatiamo un altro mito, avete capito bene, anche in Germania esiste il lavoro in nero, (che si traduce letteralmente Schwarzarbeit) perchè “tutto il mondo è paese”, ne fanno solo un po' meno di noi.

Senza divagare (troppo), il mio volenteroso idraulico si presenta, guarda le istruzioni della cabina doccia e perde 30 minuti a prendere le misure per concludere che forse non ci starà, (ma anche sì) perchè lo spazio utile è 86 cm e non 87.
Primo momento di panico: dopo vari tentennamenti decidiamo che proveremo a farla stare... perchè “forse non sono proprio 86, ma neanche 87, boh “.
Segue, senza soluzione di continuità,

Panico perchè non riusciva a staccare la cerniera dalla porta (istruzioni con disegni, accompagnate da spiegazioni in tedesco),

Panico perchè non c'era lo spazio per aprire e chiudere un gancio, (che poi si poteva incastrare la porta senza aprire il gancio)

Panico per mettere in bolla la cerniera,

Panico perchè ha rotto una vite (Giuseppe gliene ha fornito prontamente una scatola intera)

Panico perchè pensava che la seconda porta (identica alla prima) non si potesse agganciare nello stesso modo in cui si era agganciata la prima

D
Panico perchè le porte erano rimaste troppo sollevate (i tedeschi non conoscono l'uso delle martellate aggiustatutto).

Per fortuna, mio marito lo ha assistito (psicologicamente e materialmente) tutto il tempo e lo ha aiutato a risolvere tutti queste insormontabili... inezie...

Dopo due ore e mezzo, il poverino ci sembrava molto provato e tornerà lunedì per finire il lavoro, ma solo dopo essersi assicurato che Peppe il motivatore sarà al suo fianco.


Ora non resta che pregare che le porte della doccia ci stiano. (Esiste un santo patrono del “facciamo che la doccia ci stia altrimenti devo spendere un sacco di soldi per comprarne una nuova con misure speciali e mi girerebbero forte forte i cabbasisi?”)

Comunque, questo è nulla in confronto alla ditta di idraulica del condominio che è venuta tre volte e ha cambiato due pezzi inutilmente prima di capire quale fosse il problema che affliggeva il mio rubinetto generale dell'acqua e lasciarmi con un buco di 30 per 80 cm nel muro (motivo del piastrellista di cui sopra).

Nel frattempo il negozio che ha fatto gli apparecchi acustici a nonna Mattea si è “dimenticata” di farle la fotocopia dell'esenzione del 2016 (ormai buttata). Però, naturalmente, visto che sono “precisi” non si accontenta della conferma telefonica dell'assicurazione che, a sua volta (visto che sono “precisi”pure loro) non può mandare una conferma scritta a loro, ma solo all'interessata. In mezzo ci siamo noi italiani “inaffidabili” che riceveremo questo documento e lo porteremo al negozio.

Nella categoria, invece, de “anche i migliori possono sbagliare”:
2. posto al mio agente immobiliare tedesco da generazioni e quindi “affidabile” per diritto di nascita, che mi diede, ai tempi, i documenti e la planimetria dell'appartamento sotto il nostro e io lo scoprii solo durante la traduzione del contratto di vendita perchè lui si era dimenticato di avvisarmi. Mi toccò telefonare (in tedesco)al notaio e farmelo spiegare dalla segretaria.

Vincitrice assoluta, la banca che ci ha concesso il mutuo, che pure diede prova di grande precisione e competenza, ma che, ad un certo punto andò in confusione dicendoci, in un primo momento, che il pagamento delle tasse sulla casa doveva essere fatto con i soldi del mutuo, mentre in un secondo tempo, ci rimandò indietro gli ordini di pagamento, perchè dovevamo pagare con i nostri soldi. Questo generò un ritardo che determinò un cambio di iban su cui fare questo benedetto bonifico, una serie interminabile di telefonate (in tedesco, non lo dimenticate mai) per capire a quale ufficio pagare e una multina di 5 euro (...che mio padre al mercato comprò...)

Ora lascio a voi la parola. Raccontatemi le vostre disavventure al grido di “Stranieri che si trovano ad affrontare problemi in una lingua ostica e gli girano....che potremmo diventare fonti inesauribili di energia alternativa”.



mercoledì 25 gennaio 2017

Piscina “mon amour”

A me piace sguazzare in mare, la piscina non la trovo divertente e non mi piace, perchè, appunto, io non nuoto, nuoticchio... poi mi fermo...galleggio... penso ai fatti miei (quando i figli non mi assillano)... mi guardo intorno... mi perdo dietro alle più piccole curiosità, in una parola: mi rilasso.

Solo una volta, esclusi i corsi di nuoto a cui mi hanno costretto i miei genitori, sono andata in piscina.

Avevo circa venticinque anni e, il mio ragazzo di allora (che, se è “di allora”, un motivo ci sarà) mi convinse a seguirlo in piscina.
Arrivai convinta di tutte le cavolate salutiste di cui noi donne ci convinciamo quando ci obblighiamo a fare una cosa che non vogliamo fare (certe volte siamo bravissime da sole a infliggerci le peggiori sofferenze).
Dopo una rapida occhiata alla fauna locale (tutti fighi o convinti di esserlo).


D

Tanto per sfuggire all'imbarazzo della mia ciccia (che allora mi imbarazzavo facile), mi immersi in un acqua direttamente arrivata dal polo nord tanto era fredda (e ancora me la ricordo).
Per evitare il congelamento cominciai a nuotare.
Dopo nemmeno due minuti si avvicinò il bagnino che cominciò a seguirmi da bordo piscina, modello stalker.
Non è che mi trovasse particolarmente affascinante, era solo preoccupato che io potessi affogare visto che non mi piace nuotare con la testa sott'acqua.
Ora, avrei anche potuto spiegargli che, anche se mi difettava lo stile, se non ero mai affogata in 25 anni di nuotate chilometriche in Calabria e se ero sopravvissuta alle mareggiate del posto (che poi erano il principale divertimento di noi ragazzi, quando i bagnini non stavano neppure nei film), non sarei affogata in tre metri di acqua calma.
Però, come ho già detto, avevo l'imbarazzo facile e mi vergognai così tanto che uscii senza voltarmi indietro.

Ci sono voluti più di 15 anni, un altro stato e i corsi di nuoto dei miei figli per farmi tentare di nuovo quest'impresa.

Infatti, non mi piace la piscina o, almeno, non mi piaceva fino ad oggi.

Sì, perchè stavolta ho trovato una piscina che è esattamente come me.

Non so se sono tutte così le piscine in Germania (ne dubito anzi), ma questa è perfetta per il mio carattere, per le mie esigenze e persino per il mio fisico abbondante.

Innanzitutto, il personale è gentile e molto accogliente.
Persino i bagnini e gli istruttori di nuoto sono essere umani normali che si sentono esseri umani normali e non le controfigure dei protagonisti di Baywatch. Anche perchè per fare il bagnino o, l'istruttore di nuoto, udite udite, non devi per forza assomigliare a David Hasselhof o a Pamela Anderson.

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Baywatch
Devo dire, del resto, che il concetto di “bella presenza” in Germania è in genere molto diverso rispetto all'Italia e nei negozi di abbigliamento si trovano facilmente, e con mio grande piacere posso aggiungere, commesse non particolarmente avvenenti né giovanissime.
Importanti, qui, sono l'educazione e la gentilezza, che anche io prediligo rispetto a trovare una modella che fa la commessa (che se poi sei così figa vai a farla davvero la modella che guadagni anche di più) e che sembra che tu faccia peccato mortale a farle fare il suo lavoro.

Senza divagare (troppo), l'ambiente è davvero rilassato.

Ci sono gli spogliatoi per uomini, per donne e per le famiglie.
Lo spogliatoio per le famiglie è una grande stanza in cui c'è un solo camerino, che spesso rimane inutilizzato, perchè tutti si cambiano davanti agli altri senza alcun imbarazzo (adulti compresi).

La fauna e varia: ci sono, soprattutto, famiglie con bambini, anche perchè vengono organizzati molti corsi di nuoto, ma anche anziani, adolescenti (per fortuna pochi e che arrivano tardi), single e coppie di età varia.

Come spesso capita in Germania, nessuno ti fa la radiografia quando arrivi e, in generale, ognuno si fa i fatti suoi.

Ci sono tre piscine: una per i bimbi piccoli, una per i bambini e per chi non sa nuotare (profonda al massimo 1,35 m) e una grande per gli adulti e per i corsi, dotata di due trampolini.

L'acqua è CALDA...persino nella piscina più grande.

Lo stile non è considerato dai bagnini (pure attentissimi alla sicurezza) spia di pericolo e ognuno nuota come gli pare senza destare il minimo stupore o, la minima preoccupazione
Per i nuotatori veri ci sono le corsie “veloci” (non segnalate, si va a buon senso), gli “sguazzanti” ne usano altre e tutti sembrano a proprio agio.

L'uso della cuffia non è obbligatorio e si può giocare a palla, nuotare con le pinne, con la tavola o, con quello che vi pare.
La piscina stessa fornisce salvagenti, braccioli, cinture con galleggianti, tubi di gomma piuma, ma anche occhialini e palloni.
Si trova tutto in due grosse casse a disposizione dei visitatori, anche se è buona norma chiedere prima di prendere.
Non vi è alcun controllo sulla restituzione.

Come in tutte le piscine, anche qui c'è un bel regolamento (uguale in tutta la Germania), che vi stampo.

Die 13 goldenen Regeln für ein Schwimmbad. (Cartoon: SWM)

Da notare, in particolare le regole 9, 10 e 12. La regola 9 e 12 fanno obbligo di rispettare le donne, qualunque sia il costume da bagno da loro indossato e vietano qualunque forma di aggressione sessuale, mentre la 10 sottolinea la parità del personale, sia esso composto da uomini o donne.
Queste regole, ci ha raccontato il bagnino, sono recenti e rientrano nel progetto di integrazione degli stranieri, comunque, aggiunge lui (forse per tranquillizzarmi), loro non hanno mai avuto problemi, ma dopo i fatti di Colonia...
Anche questa, in fondo, è sicurezza.

Io ho adorato questa piscina! E voi, in una piscina così, non ci andreste di corsa??


sabato 31 dicembre 2016

Tra Natale e Capodanno

Stavate quasi per scamparvi il post di fine anno, ma non ho resistito. 
Del resto avete già evitato quello di Natale, non potete chiedere troppo.
Come ormai quasi tutti voi saprete, questo periodo coincide anche con un anniversario importante per noi, la nostra venuta in Germania.

In un freddo 4 Gennaio del 2014 siamo partiti da casa di mia mamma, dove eravamo stati ospitati dopo la vendita della nostra casa, con grande gioia della nonna che ha potuto godersi per due settimane i suoi nipotini.
Ho terminato il 2013 supervisionando e aiutando i traslocatori a caricare il camion del trasloco (diventati poi 2 a causa dei libri) con la nostra vita italiana e pregando che non nevicasse così che non chiudessero il passo del Brennero.
Avevamo passato il Natale senza papà Giuseppe e così è stato a Capodanno, ma non ci importava perchè sia io che i bimbi sapevamo che da lì a qualche giorno saremo stati finalmente tutti insieme.
Ho cominciato l'anno in preda all'ansia che qualcosa andasse storto, perchè avevamo tempi così stretti che il minimo contrattempo avrebbe fatto saltare tutti i nostri piani.
Naturalmente, i contrattempi ci sono stati e i traslocatori sono arrivati con 12 ore di ritardo a Bonn dove Peppe li aspettava, ma lui è riuscito ugualmente a prendere l'aereo grazie al quale, finalmente, ci siamo riuniti.
Il 4 Gennaio 2014 eravamo sulla strada per la nostra nuova vita, finalmente tutti insieme.
Qualche volta ripenso a quel giorno, (lo ricordo come se fosse ieri) e, stranamente, so che non avevo paura, perchè ero convinta che tutto sarebbe andato bene.
Non so perchè, forse era solo superficialità , o ignoranza, o l'entusiasmo per la fine di un periodo davvero molto difficile, ma non temevo neppure la lingua.
Quello che provavo era nostalgia per quella parte della nostra vita che era finita e che non avrebbe più potuto tornare.
A distanza di tre anni, provo ancora un po' di nostalgia e molta tenerezza per la nostra vita passata, per le nostre italiche avventure con le quali potrei scrivere un altro blog e anche per l'ingenuità con cui abbiamo affrontato un cambiamento così importante e così denso di conseguenze.

Se questo è un momento di bilancio, il mio deve essere triennale, per forza.

Mi sento cambiata dalla nostra avventura germanica e non solo perchè ora riesco a litigare in due lingue, invece che con una sola (che poi la pronuncia tedesca sembra fatta apposta per litigare); perchè capisco ormai (per adesso) solo la metà di quello che raccontano i miei figli agli amichetti che vengono a trovarli e perchè comincio a diventare intollerante nei confronti dei disservizi (che ci sono anche qui, non preoccupatevi).

Credo, sopratutto di aver perso certezze.
Il contatto con così tante culture diverse, non solo quella tedesca, ma anche quella russa, quella araba, polacca, algerina (e tante ancora ne potrei nominare), mi fa rendere conto che nemmeno l'ora dei pasti è qualcosa di assodato.
Questo mi ha portato a non dare nulla per scontato, dalle cose più piccole e banali, come il modo di salutare, a quelle più importanti.
La conoscenza e rispetto delle differenze è diventato un punto fondamentale dei rapporti sociali, forse perchè io stessa faccio parte delle differenze.
In un contesto, in cui anche offrire un caffè può essere complicato (noi ci ostiniamo, felicemente, a bere caffè italiano), bisogna necessariamente fare dell'umiltà e del dubbio la propria bandiera.

Considero questa perdita un dono, un difficile, faticosissimo, meraviglioso dono.


Per i miei figli, invece, questo crogiuolo di popoli e lingue è solo un dato di fatto.
Immersi in questa realtà viene loro naturale sapere almeno le parolacce in arabo (che le parolacce arabe pare rendano benissimo), i giorni della settimana in russo, i saluti in giapponese e i numeri in croato.
Per non essere da meno ho dato il via a uno scambio di ricette con un'amica indiana che cucina benissimo e una algerina, ma non escludo ricette polacche in un vicinissimo futuro e russe, fornite dalle mamme di alcuni compagni di classe di Giacomo.
Tutte queste differenze però possono anche paralizzare, dare la sensazione di straniamento e di inadeguatezza e, alcune volte, è successo anche a noi di fronte la difficoltà di comunicare (al di là della lingua, che già sarebbe sufficiente).
Abbiamo superato (e continuiamo a superare) questi momenti grazie all'umiltà e alla fiducia in noi stessi.
So che possono sembrare termini contraddittori, ma entrambe queste qualità ci sono servite per comprendere i nostri limiti senza vergognarcene, per chiedere aiuto quando ne avevamo la necessità, cercando sempre di migliorare e di imparare.
Certo una buona dose di pazienza e di ottimismo è indispensabile.
Così, dopo tre anni ho davvero molto di cui essere grata.

Tommaso continua la sua avventura ginnasiale, ormai né più e né meno dei suoi coetanei tedeschi e Giacomo ha cominciato con successo il suo primo anno di elementari.

Persino Giuseppe deve ammettere che il lavoro è molto migliore rispetto a quello che faceva in Italia. Certo continua a lamentarsi della lingua e a coltivare il suo progetto non segreto di convincere tutti i tedeschi (a uno a uno ) ad adottare l'Italiano come lingua ufficiale.

Il mio lavoro (è un po' esagerato chiamarlo lavoro) prosegue piuttosto bene e, fortunatamente per me, non sono ancora guarita da quella malattia mentale che mi porta a ritenere il tedesco una lingua stimolante e bella (si ho detto bella) da studiare.

Siamo persino riusciti a comprarci un piccolo appartamento qui e a farci un mutuo, il chè è stupefacente dal punto di vista delle nostre conoscenze linguistiche. Così abbiamo scoperto che, almeno dal punto di vista delle riunioni condominiali, tutto il mondo è paese.

C'è una cosa però, che più di ogni altra mi rende grata, che da quel 4 Gennaio 2014 la nostra famiglia non ha più dovuto separarsi.


Auguro a tutti voi bilanci assolutamente positivi e un 2017 di cui essere molto, ma molto grati.



venerdì 16 dicembre 2016

Tutti a nuotare

Voglio subito rassicurare quanti mi vogliono bene: in questo mese di silenzio stampa non sono impazzita, malgrado qualche volta la vita sembri miri proprio a questo, e non scrivo questo post sotto l'effetto di alcun tipo di droga.

Detto questo, sì, lo so che siamo a Dicembre e sotto Natale si dovrebbe parlare di sport invernali, ma sto scopro ogni giorno di più che la Germania è un paese originale, per certi versi.
Si dice spesso che il nuoto sia lo sport più completo che esista, bene i tedeschi hanno preso questa affermazione alla lettera, tanto da inserirlo nel programma pedagogico delle scuole.
In altre parole in 3/4 elementare e in 6/7 (almeno al Gymnasium) per un semestre il nuoto sostituisce le normali lezioni di ginnastica.
Ci sono alcuni Gymnasium, in cui bisogna addirittura aver raggiunto un certo livello in questo sport per poter essere ammessi (normalmente il più alto prima del livello agonistico, o quasi).

I tedeschi, però, nulla lasciano al caso. 
Non è come in Italia, in cui uno frequenta un corso di nuoto, impara a nuotare e finisce lì (almeno fino a che non vuoi fare agonismo); i corsi di nuoto tedeschi prevedono un esame alla fine di ogni corso e, in base al risultato si riceve un certificato di livello.
Ecco qui una traduzione casalinga dei principali livelli (ma vi risparmio la descrizione di ogni esame che potete comunque trovare qui).
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cavalluccio marino da attaccare al costume da bagno 


Principianti (Frühschwimmer): Cavalluccio marino (Seepferdcher)
                                                 Pirata (seeräuber)

Certificato tedesco di nuoto per adolescenti (Deutsche Jugendschwimmpass (bis 17 Jahre): Bronzo (Bronze)
                 Argento (Silber)
                 Oro (Gold)



Siccome i genitori tedeschi vogliono essere sempre pronti, appena i loro figli compiono i cinque anni, li devono (e sottolineo devono) far cominciare  corsi di nuoto, così arriveranno preparati al corso della scuola.

Noi che, invece, tedeschi non siamo, naturalmente, siamo rimasti all'oscuro di tutto questo fino a che il Gymnasium frequentato da Tommaso non ci ha mandato una lettera, per avvisarci che il prossimo anno il nuoto sarà materia curriculare e che, per frequentare il corso, dovrà già sapere nuotare con sicurezza (traducete: avere un certificato che attesti che non conosce solo lo stile del “mattone” ).
Certificato da Pirata

Tommaso ha sempre nuoticchiato al mare senza annegare, ma da qui a possedere “sicure conoscenze”, ne passa.

Quindi, dopo un certo moto di ribellione insito nel nostro DNA italiano contro qualunque tentativo di inquadramento, abbiamo deciso cogliere l'occasione per vincere le resistenze del preadolescente nei confronti di ogni tipo di sport e di iscriverlo a un corso di nuoto.
Naturalmente Giacomo, anche detto “piccolo pesciolino” non ha voluto essere da meno.

Ora, che ci va a iscrivere due bambini a un corso di nuoto?

Niente! Si va in piscina, li si iscrive e si paga.

E no, questo in Italia, forse, in Germania è una guerra all'ultimo click.
Infatti, per quanti corsi ci siano, i posti sono sempre inferiori alle richieste.
Ci siamo trovati, così, a gareggiare contro una mandria di genitori tedeschi incattiviti, disposti a tutto per accaparrarsi un posto per il proprio pargolo.

Già conoscete di quale spirito di competizione sia dotato il popolo germanico (se non vi ricordate, vi rimando a questo mio post di qualche tempo fa, ma sempre valido), se poi sono genitori questo si moltiplica all'ennesima potenza ; e quale miglior occasione per esercitarsi in vista alle iscrizioni alle scuole superiori se non i vari corsi sportivi, nuoto in testa?

Per fortuna nostra è entrato in azione “Giuseppe-eroe dei videogiochi” e, dotato di caffè forte per restare sveglio fino a mezzanotte, alle 00,02 del giorno stabilito per l'apertura delle iscrizioni ha inviato via mail tutti e due i moduli (precedentemente compilati).
Per sicurezza ha ripetuto l'invio alle 00,05.
Dopo due giorni di attesa è giunta la risposta: i nostri due piccoli italo-vichinghi potevano frequentare il tanto sospirato corso di nuoto, che, tanto per la cronaca, è dalle 8,30 alle 9,15 di Sabato e Domenica (alla faccia del dormire fino a tardi almeno fine settimana).

Una mia amica tedesca non ancora incattivita, per non sembrare ansiosa, ha aspettato le 8,00 del mattino per inviare la domanda ed è finita in lista d'attesa.

Oggi vi saluto con l'augurio di nuotare sempre in acque serene, ma, soprattutto, con un avvolgente BUONE FESTE a tutti e

“Che la sanità mentale sia con Voi !”

... nelle corse agli ultimi regali,
durante i pranzi e i cenoni con i parenti e
quando salirete sulla bilancia post feste (io consiglio di non provarci prima di Pasqua).