Buon Natale

Buon Natale
Tommaso e Giacomo sui maialini, simbolo del nostro quartiere.

martedì 28 luglio 2015

Ritorno in Krukkenlandia

Cari amici, ben ritrovati e grazie per la pazienza.

Anche le vacanze sono finite e noi, dopo 13 ore di viaggio in macchina, sabato, siamo ritornati alla nostra krukkenvita (con krukkenlavatrici aggiuntive da fare).

Abbiamo lasciato i 39 gradi di Cesenatico per ritrovare i 20 di Bonn.
Per dormire è certamente meglio, ma qui, come recita una canzone “...non c'è il mare”. 


A parte qualche giorno e qualche notte di caldo esagerato, questa vacanza è stata davvero bella, soprattutto per i bambini: oltre a mare e piscina, l'immancabile Mirabilandia (una 20 ore in due giorni di giostre a ripetizione), ma anche visita a Bologna in una domenica dalle temperature sahariane, fiera medievale a San Marino con tanto di avventura cavalleresca per i piccoli, gokart per il nostro Tommaso che in vacanza ha compiuto 10 anni e tanto altro.

Poichè anche le mamme (e i papà) hanno diritto alle vacanze, niente cucina per 15 giorni (per non perdere l'abitudine solo un paio di volte): ci siamo rimpinzati di pizza e piadine per un anno; sveglia non prima delle 9,30 (solo chi ha figli piccoli può capire quale regalo sia questo).

Per il resto a disposizione dei nostri cuccioli che si sono divertiti da pazzi: hanno persino pranzato con il gelato un paio di volte e sono stati a mollo per ore senza limitazioni (alla faccia della leggenda delle tre ore di attesa dopo i pasti, valide, ho saputo, solo in caso di acqua troppo fredda rispetto alla temperatura ambientale), tutto in libertà.


In nome dell'integrazione hanno fatto amicizia con bambini di tutte le etnie, ma alla fine hanno legato con un bimbo tedesco (ti pareva).


Per un immigrato, però, le vacanze nel paese di origine non sono mai solo vacanze, sono sempre un'esperienza emotivamente intensa noi non ne siamo stati esenti.

In primo luogo, capire tutto ciò che gli altri dicono, spiegarsi con naturalezza, riconoscere le frasi fatte, gli accenti e i dialetti ha un forte impatto emotivo. Abituarsi all'idea che anche gli altri capiscano tutto ciò che tu dici non è immediato, il chè ci ha esposto a un “rischio figuracce” non indifferente. All'inizio ci è piaciuta l'immediatezza della comunicazione, ma alla lunga ci ha dato un po' fastidio capire tutto (molte persone sono più interessanti quando non le capisci) e, soprattutto, non avevamo voglia di sentire i discorsi altrui, ma poiché gli italiani parlano realmente a voce alta, non se ne è potuto fare a meno.

Ci sono poi i supermercati, in cui si ritrovano prodotti familiari che all'estero sono difficili da trovare (ho comprato 12 kg di pasta dalla forma speciale perchè in Germania oltre a spaghetti, maccheroni, fusilli, penne e farfalle, non c'è molto nei supermercati normali).
La doccia fredda arriva alla cassa, quando ti accorgi che, nel complesso, si spende per la spesa quotidiana molto di più (ma vi pare possibile che “Nutella” e “Parmigiano Reggiano” costino più in Italia che in Germania?).

Terzo e più importante, si cerca di capire quale atmosfera si vive in Italia, si cerca di riprendere i contatti con la realtà del proprio paese, al di là dei proclami politici o delle sempre parziali notizie dei telegiornali. Noi abbiamo parlato con commercianti, con i pochi turisti italiani che c'erano in campeggio e con la gente del posto.
Purtroppo ci siamo resi presto conto che le cose dalla nostra partenza non hanno mutato rotta e che la crisi viene percepita ancora in atto, quando non aggravata.
Tutti ci hanno parlato di un lento,ma inesorabile, peggioramento nel corso degli ultimi anni.
Alla fine, come spesso ci accade da quando siamo qui, molti ci hanno chiesto consigli per trasferirsi.

Sarà pure che gli italiani tendono a lamentarsi sempre, ma, effettivamente, abbiamo visto lidi piuttosto vuoti (noi abbiamo optato per una meravigliosa spiaggia libera ancora più vuota dei lidi), non abbiamo dovuto fare nessuna coda a Mirabilandia (vero che ci siamo andati durante la settimana) e nei ristoranti non abbiamo mai dovuto prenotare né aspettare. I prezzi, inoltre, erano più che abbordabili (parliamo di pizzerie e trattorie non di ristoranti stellati, ovviamente).
Per noi, naturalmente, questo ha aggiunto valore alla vacanza (soprattutto per Giuseppe, sociale come un orso del polo nord), ma sono certa che i gestori non ne siano contenti.

Vero anche che l'organizzazione italiana non delude mai le aspettative (più pessimistiche). Arrivati alla pinacoteca di Bologna (apertura alle 14.00 sotto un sole tropicale) scopriamo che un terzo delle sale (quelle del periodo raffaelliano) sono chiuse per un problema con l'aria condizionata. Questo non è stato segnalato nel sito e quando abbiamo chiesto quando le avrebbero riaperte ci hanno risposto che prima di una quindicina di giorni non se ne parlava, ma il condizionatore in questione era rotto già da quasi un mese.....

Inevitabile, malgrado tutto, pensare a tutte quelle possibilità non colte che forse ci avrebbero potuto far restare in Italia e ai lati positivi: meno difficoltà linguistiche, ma anche un sistema di valori conosciuto e con il quale viene naturale interagire e poi, quel sentimento totalmente irrazionale che è la nostalgia.

Però fino a che siamo stati in Italia le vacanze non abbiamo potuto permettercele. Questo ha fatto nascere in me e Peppe degli inevitabili sensi di colpa, soprattutto nei confronti di Tommaso che per otto anni non ha fatto grandi cose in estate.
Questa vacanza (e quella dell'estate scorsa) è servita a lenirli, ma abbiamo dovuto emigrare.

Nonostante tutto, quindi e ancora, dobbiamo essere grati a questo paese dalla lingua improbabile, che continua a darci la possibilità di essere i genitori che avremmo voluto essere e che i nostri figli (come tutti i figli) si meritano.



Buona vita


venerdì 10 luglio 2015

Valigie e Vacanze


Finalmente sono arrivate le tanto attese vacanze.

In realtà partiamo stasera con la nostra Touran stracolma di valigie , ci spariamo 1111 Km in macchina (tempo del viaggio imprevedibile con due bambini e nonna settantaseienne) e, solo dopo aver preso possesso del bungalow, disfatto le valigie, fatta la spesa e sistemati tutti, forse e dico forse, comincerà la nostra vacanza.

Visto il processo di tedeschizzazione in atto (magari funzionasse anche con la lingua) abbiamo deciso per la riviera romagnola a Luglio, il che potrebbe voler dire che parleremo più tedesco che italiano, ma correremo il rischio.

Vorrei condividere il mio ultimo post pre-vacanziero con voi, riflettendo su “le valigie”.

Non so se capita anche a voi, ma quando si tratta di partire e devo preparare le valigie, io vado in crisi: non so mai bene che cosa portare, così alla fine porto un sacco di cose (inutili) e, puntualmente, dimentico l'unica cosa che mi potrebbe servire veramente.

La "sindrome della chiocciola" (cioè il tentativo di portarsi dietro la casa) è una tradizione di famiglia, uno di quei traumi da cui non riesco a liberarmi.

Mentre faccio le valigie mi viene sempre in mente mia nonna che dice: “E se poi fa freddo?” “E metti che un pantalone si rompe?” E se piove?” ecc ecc.
Una parte di me vorrebbe rispondere che vado in mezzo alla civiltà dove, eventualmente, potrei anche comprarmi due vestiti in caso di necessità (cosa che poi faccio regolarmente anche senza necessità), e stiamo via due settimane a Luglio quindi mi sentirei di escludere la neve e le temperature sotto zero (anche se, purtroppo, una tromba d'aria c'è stata), quindi posso evitare gli scarponi e gli sci, ma non c'è nulla da fare alla fine riempio la macchina, fino al limite.

Quest'anno poi, Giuseppe, sempre sull'onda della tedeschizzazione di cui sopra, vuole portare il barbecue elettrico, i bambini vogliono il canotto e i monopattini, io voglio un libro di tedesco per continuare a esercitarmi, il passeggino per Giacomo così possiamo visitare i pace le città d'arte....

Insomma, la vedo davvero difficile, forse dovremo far viaggiare la nonna legata sul tettuccio della macchina...... ah, mi dicono che è vietato.

Inoltre, vuoi andare in Romagna senza riportare qualche specialità culinaria?

Giuseppe, che da piccolo era bravissimo a tetris, ha detto che ci sta tutto, vedremo.
Vi daremo notizie, ma non so quando perchè la nostra priorità per queste  2 settimane è goderci la nostra famiglia.

Spero dunque che mi perdonerete se sarò un pochino latitante.

Buone Vacanze a tutti


giovedì 2 luglio 2015

“Tanti auguri a me, tanti auguri a me...”


Cari amici, avrei voluto scrivere un post sulle cose di cui i tedeschi possono benissimo fare a meno a conclusione del ciclo “Toglietegli tutto, ma non...”, ma siccome oggi è il mio compleanno (ebbene sì, l'età passa anche in Germania e i 42 anni mi hanno trovata anche qui) mi si impone la riflessione annuale sui grandi temi dell'esistenza: Da dove vengo? Dove vado? Quanto mi costa il biglietto?Ecc.

E' il secondo compleanno che festeggio in terra straniera ed è quindi il secondo compleanno senza gli amici di sempre e senza la famiglia.
Questo mi mette un pochino di tristezza, perchè, di solito, era l'occasione per una grande festa nella nostra casa in campagna, tutti insieme. Quest'anno, saremo solo noi cinque e la mitica panna cotta dello Gneppo a consolarmi (oltre a Giacomino che ha già cominciato a cantarmi “Eppi bursdei tu iu, liebe Mama”).

Se ci rifletto, però, il mio morale è abbastanza alto (per fortuna visto che il resto comincia a cedere alla forza di gravità).

Da quando siamo arrivati qui, malgrado tutte le difficoltà, ho ritrovato una serenità che, ormai, in Italia non avevo più: troppe preoccupazioni per il presente e timori per il futuro avevano reso il mio mondo un po' scolorito e, malgrado l'ottimismo fondamentale del mio carattere e la mia meravigliosa famiglia, non riuscivo a godere appieno della mia vita.
La cosa peggiore è che questo mi sembrava normale e non me ne rendevo conto.

L'avventura di un nuovo paese e di una nuova lingua mi hanno restituito entusiasmo e vitalità: una sferzata di giovinezza (intellettuale), almeno per me.
A questo devo aggiungere: i miei bambini più liberi e più felici e, mentre loro si godono la loro libertà , io mi godo un quel pochino di riposo fisico e mentale in più che deriva dal poterli non avere sempre sott'occhio senza rischiare un attacco di ansia;
Giuseppe non oberato di lavoro e costretto a turni massacranti che ci permette di fare tante gite in posti belli e a portata di mano e ultimo, finalmente posso avere un assaggio del lavoro che mi piace e per il quale ho studiato tanto: fare l'insegnante di letteratura italiana.

Potrebbe sembrare una vincita alla lotteria e devo dire che siamo stati molto fortunati, ma non posso negare che abbiamo attraversato anche momenti di tensione e difficoltà.
In un posto dove non conosci la lingua ,oltretutto, qualunque sassolino diventa una montagna: provate a litigare in tedesco al telefono con la società che si occupa della garanzia della macchina per farvi pagare una riparazione che devono pagarvi , ma, visto che siete stranieri e non conoscete la lingua , provano a fare un po' i furbi?.

Per ora, però, il nostro impegno è sempre stato ripagato e abbiamo sempre avuto a che fare con persone gentili e comprensive (una volta la nostra consulente della banca si è offerta di chiamare lei una assicurazione perchè non riuscivamo a capire i termini di un contratto).

Di avventure ne abbiamo vissute molte (dalle garanzie dei mobili alle compagnie elettriche), ma sono grata a questo paese per avermi reso la serenità, per permettermi di godere della mia famiglia e dei miei bambini che posso guardare senza chiedermi “Chissà se troveranno un lavoro?”.

Tornando alle domande iniziali, quindi, potrei rispondere che vengo da una vita un poco scolorita che mi stava consumando lentamente, vorrei andare verso una vita piena e serena che mi dia la possibilità di fare grandi sogni e che il biglietto mi è costato caro (ancora non riesco a pensare che per i miei figli parlare in tedesco sarà più naturale che parlare in italiano, per non parlare degli affetti lontani, del cibo, del clima e, soprattutto, di una mentalità che stiamo ancora cercando di capire), ma che ne è valsa assolutamente la pena.

Bilancio positivo e un proposito per il prossimo anno: organizzare una bella festa con gli amici krukki, e, quando torno in vacanza in Italia, farne una con quelli di sempre (così posso festeggiare una volta 22 anni e una volta 21).

Buona vita a tutti e tanti auguri a me.





sabato 27 giugno 2015

“Toglietegli tutto, ma non...” (terza e ultima parte)

6)Ultimo, ma non per ultimo “La competizione”.

Questo è un tema che, da mamma, mi sta particolarmente a cuore e che mi ha fatto molto riflettere quando siamo arrivati qui.

Sì, perchè i tedeschi, non solo, vogliono essere “i primi della classe come Stato”, ma anche tra di loro sono molto competitivi.

La competitività si riflette, prima di tutto, nell'atteggiamento che i genitori hanno nei confronti dei figli e noi ne abbiamo avuto un assaggio conoscendo le famiglie dei compagni di scuola di Tommaso. 
A parte l'isteria collettiva di cui tutti sono stati preda al momento della scelta della scuola superiore (che qui avviene, lo ricordo, a nove anni): non solo il Gymnasium, ma il migliore e il più rinomato ecc, il bambino tedesco deve saper almeno suonare uno strumento, meglio due (e non vale “il citofono”, o “lo stereo” come sostiene mio marito), saper nuotare come un campione olimpico entro i dieci anni (qui ci sono diverse categorie, tutte rigidamente suddivise, con tanto di esame per passare da una categoria all'altra), partecipare a concorsi musicali, o d'arte e studiare una lingua straniera privatamente (questo facoltativo durante le elementari). 
I genitori così si stressano a scarrozzare i pargoli con un'agenda più fitta di quella di Obama da un impegno all'altro. “Però vuoi mettere la soddisfazione...”.
Ma vuoi mettere tu la soddisfazione di passare un pomeriggio a guardare un film, mangiando pop-corn e facendosi le coccole, o raccontarsi la giornata senza fretta, o farli giocare nella vasca da bagno per due ore (e poi asciugare il pavimento per altre due perchè sembra il set del Titanic), o, ancora, fare una torta insieme ( e riuscire a cuocerne solo metà perchè il resto dell'impasto se lo sono mangiato crudo”? )

Quando abbiamo, timidamente chiesto se non fosse troppo, molti ci hanno, candidamente, risposto che “se vuoi la bicicletta poi devi pedalare”, convinti che questo sia il modo migliore di essere genitori. 

Dopo lunga riflessione, mi permetto (ma solo qui, perchè, se è impossibile fare cambiare idea ad un tedesco, figurarsi quando la convinzione è diffusa) di essere contraria a questo metodo educativo nel modo più assoluto. 
Non sono per lasciare i bambini ore ed ore davanti ad un televisore o ad un computer, ma credo nel valore del riposo e, ancor di più, in quello della “noia”, soprattutto per un bambino, che così può sviluppare la sua fantasia e la sua creatività.
Sono convinta che sia compito di un genitore, non solo educare e stimolare l'intelligenza e il fisico dei figli, ma anche i loro sentimenti, insegnandogli ad affrontare le difficoltà e le delusioni, ascoltandoli e standogli vicino così da permettergli di acquisire fiducia in se stessi.

Questi genitori, così impegnati a rendere perfetti i loro figli, non passano un minuto con loro senza fare qualcosa e molto spesso non sanno cosa pensa l'oggetto di tante loro attenzioni. 
Va benissimo portarli in giro, ma credo che la misura sia il segreto per riuscire nella difficilissima missione di fare diventare i nostri figli adulti equilibrati fisicamente e sentimentalmente, che è poi il segreto per la felicità.

venerdì 19 giugno 2015

“Toglietegli tutto, ma non...” (parte 2°)


3.“La puntualità”.
Il tedesco ha un rispetto sacro per la puntualità.
Sulla propria e su quella altrui fa affidamento in modo assoluto.
Ne consegue che la organizzazione dei propri piani (soprattutto in ambito lavorativo) non tiene mai conto della possibilità che qualcuno possa essere in ritardo.
In effetti succede molto raramente, ma, quando capita, non è mai senza conseguenze. Per fortuna noi siamo abbastanza puntuali (cosa che stupisce sempre i tedeschi, convinti che le parole “italiani” e “puntualità” non possano stare nella stessa frase) e non ci è ancora successo di incorrere nelle ire teutoniche a causa di un ritardo.
Ci è capitato, invece, di essere vittime del ritardo altrui. Normalmente, i tedeschi se hanno più di cinque minuti di ritardo avvisano, ma quella volta no ed è stato più istruttivo che fastidioso. Avevamo appuntamento in un Gymnasium per un colloquio di ammissione (era periodo di preiscrizioni nella scuola secondaria, un delirio).
Eravamo, evidentemente, l'ultimo appuntamento della giornata, verso le 13,00.
Aspettammo una mezz'ora prima del nostro turno (già questo è del tutto inusuale).
Quando entrammo nell'ufficio, dopo appena cinque minuti, il direttore della scuola ci chiese se avremmo potuto prendere un altro appuntamento, perchè, a causa del ritardo di un'altra famiglia, il nostro colloquio veniva ad accavallarsi con una riunione del consiglio di istituto.
Mentre ci spiegava tutto questo, il povero direttore era rosso come un pomodoro, non sapeva come scusarsi e balbettava persino dalla vergogna (cosa che, tra l'altro, non facilitava la comprensione). Quando gli dicemmo che non era un problema, che apprezzavamo che non ci avesse liquidato superficialmente per la fretta e che saremmo stati felici di tornare pur di avere l'attenzione necessaria, non smetteva più di ringraziarci, stupito dal nostro atteggiamento amichevole (evidentemente non molto diffuso).
Si scusò ancora con noi, sia il giorno successivo, sia quando sostenemmo il nuovo colloquio (credo che potrebbe scusarsi dinuovo la prossima volta che lo incontreremo).

Al di là delle esagerazioni la puntualità tedesca mi piace molto, perchè denota interesse e rispetto per il tempo altrui, oltre che per il proprio.
Qui il tempo è una merce preziosa per tutti e nessuno vuole fartelo perdere.
I professionisti non fanno mai aspettare (neanche i dentisti) che, piuttosto, rimandano l'appuntamento.
Se vogliamo trovarci un lato negativo (che ad una come me non può sfuggire), è che spesso non ti viene dedicato tempo sufficiente, soprattutto dal medico, ma dico questo in considerazione della mia ben nota logorrea e del fatto che la nostra comprensione linguistica è più lenta di quella degli autoctoni, quando non bisognosa di ripetizioni e spiegazioni ulteriori.

4.“Il calcio”.
I tedeschi impazziscono per il calcio.
Se pensate che gli italiani siano tifosi, dovevate essere qui nel periodo degli scorsi mondiali.
Non solo balconi e giardini pieni di bandiere, bandierine e oggettistica varia in tema (abbiamo visto anche il nano da giardino "Krukkentifosolo"), ma persino le macchine erano addobbate come alberi di Natale.
Davanti a casa nostra facevano dei lavori stradali e i residenti hanno appeso bandiere tedesche persino intorno al cantiere. Sono arrivati persino chiederci di non  parcheggiare la nostra auto sulla strada, perchè non aveva nessuna bandierina.

domenica 14 giugno 2015

“Toglietegli tutto, ma non...”

Oggi per voi, che conoscete la mia passione per i luoghi comuni, la nostra personalissima lista delle cose di cui un tedesco non può proprio fare a meno. Siccome sono prolissa (e di questo non posso farne a meno io), questo post ve lo pubblico a puntate.

1) Al primo posto, assoluto vincitore della nostra classifica, il BURRO.

Immancabile su qualsiasi pezzo di pane, da solo o accompagnato da salumi e formaggi, costituisce la colazione e la cena del tedesco medio (alle sei, con panini, di solito).
Alcuni “barbari” sono persino capaci di mangiare la vostra meravigliosa pasta al forno, con la pasta fatta in casa e il ragù che avete fatto cuocere per 8 ore, accompagnandola con pane e burro. 
So che è difficile da credere, ma è realmente accaduto (questo Capodanno, dove lavora mio marito).
Non contenti, però, i tedeschi lo usano anche per friggere la carne ( eccezione il grill) e cuocere le verdure (attenzione alle buste di verdure congelate, perchè in alcune c'è burro e panna) e lo mettono sciolto su verdure bollite, arrosti ecc.
Di conseguenza, esistono moltissimi tipi di burro, da quello salato a quello aromatizzato alle erbe (o ai peperoni e, persino all'aglio), da quello mischiato con la panna per renderlo più cremoso a quello mischiato con l'olio per renderlo più salutare.
Quando proprio non possono usare il burro, ad esempio sull'insalata, allora ripiegano sulla cugina panna o sulle salse più svariate.

2.“La vita comunitaria”.
Questo punto non so se coinvolge tutti i tedeschi, ma sicuramente riguarda quelli di questa zona. 
Soprattutto se avete figli in età scolare, verrete letteralmente travolti da tutte le attività extrascolastiche organizzate dalla scuola che, immancabilmente, richiederà il vostro supporto e la vostra presenza.
Dalle vendite di beneficenza natalizie, alla festa dello sport, dal trenino di carnevale ai cestini per la pasqua, dalle gite ai grill (perchè anche le scuole organizzano i grill). 
Seguono e precedono riunioni infinite, conferenze su ogni tema pedagogico educativo che possa passarvi per la testa e, persino, the e caffè per socializzare con gli altri genitori. 
Se siete come Giuseppe, al secondo invito sarete seriamente attratti dall'idea di ritornare in Italia e penserete che litigare con la nostra burocrazia non è la cosa peggiore che possa capitarvi, se siete molto socievoli questo è il posto che fa per voi. 
Io uso tutto come learntraining per studiare tedesco. 
Naturalmente, qualche invito si può declinare, ma non tutti, altrimenti penseranno che non vi interessate della vita dei vostri figli.
A questo, si aggiungono le feste di quartiere in occasione del Natale, del Carnevale, della Pasqua e di ogni altra festa comandata e non, quelle della chiesa di appartenenza (se ne fate parte) ecc. 
Insomma, come recitava una canzone degli anni novanta: “Ci vuole un fisico bestiale”.

3.“La vita all'aria aperta”.

                                               
Freddo e neve, vento o tempesta, nulla ferma i tedeschi (che un "fisico bestiale forse ce lo hanno) dal farsi una corsa o anche solo una passeggiata nel bosco, in riva al Reno, o in un qualsiasi parco.

Qualche settimana fa siamo andati a fare una gita in bicicletta nel bosco vicino a casa. 
Non faceva freddo,ma era nuvoloso e dopo un po' si è messo a piovere. 
Io avrei voluto tornare a casa, ma i bambini, vedendo gli altri non preoccuparsi minimamente del tempo, hanno insistito per restare. 
Come potevo riuscire a convincere due pesti scatenate che sarebbe stato meglio non bagnarsi e poi fare le corse in bici, se la maggior parte dei presenti, pur avendo giacche con cappuccio,  restavano a testa scoperta, incuranti della pioggia (sarà perchè era primaverile)? 
Ho desistito subito, (il santo patrono delle mamme, per fortuna, ha avuto pietà di me e ha fatto, poi, smettere di piovere).

Lasciamo alla vostra immaginazione che cosa succede quando spunta il sole.

mercoledì 10 giugno 2015

“Krukkentasse”

Eh sì, cari amici, anche i tedeschi devono pagare le tasse e nessun tedesco, per quanto patriota sia, è contento di doverlo fare, ma, a differenza degli italiani, questa “calamità” viene accettata (da quasi tutti) come inevitabile.
Recita il detto in Germania: “Due cose sono inevitabili, la morte e le tasse”; in Italia: “a pagare e morire c'è sempre tempo”.

Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro!

Vorrei, però, spezzare una lancia a favore degli italiani, perchè, normalmente, le tasse tedesche sono un pochino più contenute di quelle italiane e, soprattutto, il cittadino riceve in cambio molti servizi : libri scolastici gratis, molte gite scolastiche gratis, treni e pullman puliti e puntuali, autostrade impeccabili e gratis (pure quelle).
Questo “do ut des” genera a cascata tutta una serie di comportamenti virtuali, sia da parte del cittadino che da parte dello stato.

Il rapporto tra il cittadino e l' ufficio delle entrate (di cui, comunque i tedeschi si lamentano) non può non destare una certa ammirazione agli occhi dell'immigrato italiano, quindi vogliamo raccontarvi il nostro primo incontro con il “Finanzamt” (l'ufficio delle entrate tedesco). 
Avvenne l'anno scorso ad aprile, quando ci recammo lì per cambiare la nostra classe di contribuzione, in quanto non era stato calcolato che io ero a carico di Giuseppe e che quindi avremmo dovuto pagare meno tasse (anche i tedeschi sbagliano).
Da ottimisti ,ma pur sempre italiani, pensammo che saremmo stati fortunati se, quantomeno, avessimo capito tutta la trafila da fare ed i documenti da presentare.
Invece, l'impiegata ci fece compilare un piccolo modulo (all'incirca un foglio A4 fronte e retro) e, siccome non avevamo neanche tutti i dati con noi, ce li cercò lei nel computer.
Fece la fotocopia del passaporto di Giuseppe e ci disse con semplicità che dal mese successivo avrebbero cambiato la nostra classe di contribuzione, mentre per il rimborso avremmo dovuto aspettare il mese dopo.
Io e Giuseppe ci guardammo stupefatti e questo non le sfuggì Infatti, per scusarsi, aggiunse che questi erano i tempi burocratici.
Le spiegammo che il nostro stupore era dovuto ad ammirazione e lei se ne inorgoglì molto, non solo perchè il complimento la riguardava in prima persona, ma perchè i tedeschi sono sempre molto contenti di sapere che il loro paese funziona “meglio” (hanno un po' la sindrome da primo della classe”).
Da allora abbiamo scoperto altri particolari interessanti del sistema “krukkentasse”, soprattutto in questo periodo, in cui ci siamo cimentati con la nostra prima dichiarazione dei redditi. Ci siamo affidati, dobbiamo ammetterlo per onestà, a una commercialista che parla italiano, perchè capire il sistema fiscale in tedesco è un impresa che va al di là delle nostre risorse linguistiche. 
La gentilissima commercialista si è offerta di spiegarci tutto il possibile. 

Per cominciare ci ha chiarito che qui, se la dichiarazione viene presentata dal commercialista, si ha tempo di presentarla fino alla fine dell'anno (es: dichiarazione 2014 entro la fine del 2015) e, in alcuni casi anche l'anno dopo.

Qui non esiste l'IMU (ammesso che si chiami ancora così) e si paga una tassa sulla casa solo al momento dell'acquisto (una percentuale sul prezzo di vendita che varia da regione a regione, così aggiornare il “valore catastale” non è necessario).
L'immondizia non è una tassa, ma un servizio che si paga al comune solo sui rifiuti non riciclabili a seconda della misura del cassonetto desiderato.

Inoltre, lo stato deve inviare una lettera al cittadino se desidera avere la sua dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui questa sia obbligatoria, perchè non si è tenuti a saperlo.
A noi la richiesta sarebbe dovuta arrivare, ma non è arrivata, benchè sia passato ormai il termine consueto: probabilmente, sostiene la commercialista, perchè non siamo ancora stati inseriti nel sistema.
Il sistema tedesco è un sistema molto molto lento, infatti, ma una volta entrati tutto funziona piuttosto bene.
Noi abbiamo, comunque, deciso di presentare la nostra “Steuererklärung” perchè, forse, abbiamo diritto ad un rimborso.
Questo è anche il motivo per cui quasi tutti, anche non richiesti, presentano la propria dichiarazione.
In Germania si possono detrarre moltissime cose, compresa la mensa, il costo di asilo e doposcuola, spese collegate allo studio dei figli ecc.

La cosa che più ci ha sorpreso, però, è un'altra. 
In Germania, se il contribuente ha dato tutte le informazioni, ma, per qualche motivo (compresa la disattenzione del contribuente), la dichiarazione non corrisponde ai controlli fatti dall'ufficio dell'entrate non si incorre in nessuna multa. 
L'ufficio delle entrate non manda lettere minatorie e non ti sequestra il gatto; semplicemente, ti notifica che la tua situazione contributiva non corrisponde a quella patrimoniale e ti scrive quanto devi (nel caso in cui tu debba pagare) o di quanto devi essere rimborsato.
Il rimborso avviene, solitamente entro 4 mesi.
Una multa (di 5 o 10 euro) scatta dopo il secondo avviso.
Naturalmente, lo stato tedesco non è stupido ed esiste anche qui il reato di “frode fiscale” , però tende a non considerare il cittadino come un delinquente a priori e desidera costruire con esso un rapporto improntato alla civiltà e alla cooperazione, (almeno in linea di principio).